La vita è movimento, il movimento è vita

La vita è movimento, il movimento è vita (seconda parte)

posturale

posturaleComunemente con il termine mal di schiena (back pain per gli anglosassoni) si fa riferimento alle sindromi dolorose benigne ad eziologia meccanica in cui siano coinvolti uno o più tratti della colonna vertebrale e le rispettive regioni adiacenti. Il sintomo dolore è da imputare nell’85% dei casi a fattori causali non specifici, cui sono associati anche particolari fattori di rischio aspecifici, ossia non è possibile definire un quadro diagnostico preciso su cosa abbia provocato il mal di schiena (Deyo, Weinstein, 2001). Questo dato interessante è dovuto alla constatazione che la presenza di dolore spesso non corrisponde a una documentata alterazione del rachide, tanto che il rilievo da RM (Risonanza Magnetica) di una protrusione del disco intervertebrale, di una compressione radicolare dei nervi spinali, ecc. pur essendo associato alla lombalgia non è ritenuto suggestivo della sua origine (Endean, 2011). D’altra parte è possibile invece riscontrare spesso la presenza di anomalie in soggetti totalmente asintomatici. Diversi studi riportano, infatti, un’incidenza notevole relativa a discopatia e stenosi presenti in individui che non riportano alcun tipo di mal di schiena (93% di degenerazione del disco intervertebrale in soggetti oltre i 60 anni di età, il 54% di protrusioni in individui di età inferiore).
Quando sia possibile escludere ogni altra eziologia di tipo infiammatoria, neoplastica, infettiva o genetica e i disturbi di tipo strutturale a carico delle vertebre o dei loro annessi (discopatie, stenosi del canale vertebrale, spondilolisi, fratture, gravi dimorfismi, ecc), queste sindromi tipicamente aspecifiche rientrano nella categoria delle cosiddette lombalgie comuni o idiopatiche (70% di incidenza nelle popolazioni industrializzate).
Tutte le linee guida basate sull’evidenza, stabiliscono la necessità di informare ed educare come primo fondamentale presidio non solo a scopo preventivo, ma soprattutto a sostegno di una cura efficace durante tutte le fasi in cui la malattia si manifesta: acuta, subacuta, cronica (Ladeira, 2011). Il miglior approccio terapeutico è conservativo e multidisciplinare (van Middelkoop, 2011) mentre solo raramente è indicata la soluzione chirurgica.
Contrariamente a quanto spesso viene prescritto, non è sempre corretto consigliare attività come il Walking su strada o su tapis roulant (Hendrick, 2010) a sostegno di un piano terapeutico che prevede comunque un inquadramento di tipo riabilitativo e non una semplice “ginnastica”.

Il trattamento antidolorifico della lombalgia cronica aspecifica con i cosiddetti FANS (ossia farmaci antinfiammatori non steroidei) od oppioidi oltre ad avere un effetto antalgico solo a breve termine, spesso provoca la riesacerbazione dei sintomi ogni volta che ne venga interrotta l’assunzione (Kuijpers, 2011). Come pure non è chiarita l’opportunità del ricorso a terapia fisica strumentale come Laserterapia, Ipertermia, ecc (Sahin, 2011) anche perché, qualora efficace, l’effetto antalgico è relativamente di breve durata. Infine il ricorso all’Osteopatia e alle tecniche manipolative della colonna vertebrale possono dare risultati positivi, ma sempre limitatamente alla durata del trattamento, poiché l’efficacia perdura al massimo tre mesi una volta terminate le sedute (Licciardone, 2005, Orrock e Myers, 2013). Altre terapie complementari come agopuntura e naturopatia si sono invece dimostrate essenzialmente inefficaci (Furlan, Rubinstein, 2010).

E’ dimostrato che la Lombalgia non provoca solo dolore e ridotta capacità di movimento, ma anche una severa instabilità posturale, probabilmente dovuta all’effetto inibitorio del dolore acuto e al decremento degli imput propriocettivi per adattamenti neurologici a lungo termine che interessano le strutture del rachide e la muscolatura dorsale (Ruhe, 2011).

La pratica della Back School, riconosciuta e diffusa in varie forme pure nell’ambito del sistema sanitario nazionale italiano si è dimostrata lo strumento più efficace (Morone, 2011) nel migliorare la qualità della vita contrastando i sintomi della lombalgia e nel ridurre l’esposizione a fattori di rischio individuati dalla letteratura più recente come aspecifici, quali: incorrere in posture o pattern motori scorretti, stress psicoemotivo, forma fisica scadente, obesità. Anche fattori psicologici, quindi, possono significativamente influenzare lo stato di disabilità di chi soffre di mal di schiena acuto o subacuto (Nicholas, 2011). Nelle acuzie più severe, quando il dolore non consente di partecipare attivamente ad un programma rieducativo di Back School, si può ricorrere con successo (nell’80% dei casi) all’elettroterapia antalgica tipo TENS, fino quando la diminuzione dei sintomi permetta al soggetto di rientrare nel programma (Brill e Whiffen, 1985).

Occorre tener presente che le discipline che utilizzano esercizi tipo Pilates non possono ritenersi un valido aiuto per ridurre dolore e disabilità in chi soffre di mal di schiena (Lin, 2010, Wells, 2013).
Al contrario la pratica dello Yoga, opportunamente adattata, si è dimostrata di utile supporto per ridurre il deficit funzionale e il grado di disabilità (Holtzman e Bells, 2013).

La rieducazione posturale, in abbinamento a opportune tecniche kinesiterapiche, sono un utile presidio preventivo anche per bambini e adolescenti (Calvo-Munoz et al., 2012), mentre occorre senz’altro ricorrere a un trattamento riabilitativo specifico, che prevede elettivamente terapia manuale e kinesiterapia, in caso che il soggetto giovane abbia già contratto precocemente il mal di schiena (Calvo-Munoz 2013).

La prima Back School nasce in Svezia (Zachrisson-Fossel, 1969) e da allora il suo enorme successo terapeutico ne ha favorito la rapida diffusione in tutto il resto d’Europa, negli Stati Uniti e in Australia. Per la prima volta nella storia della Medicina il Paziente diviene partecipe e attivamente responsabile dello svolgersi della cura, ciò che è auspicato dalle dichiarazioni dellOMS (Organizzazione Mondiale della Sanità): “La promozione della salute è il processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla
” (Carta di Ottawa, 1986).

Dr. L. Conforti

Riccardo Di Vito - Author

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