Come viene insegnato il Qi Gong ?

Come viene insegnato il Qi Gong ?

Il Qi Gong come viene insegnato?

Ci sono principi e linee di insegnamento, intese come modo di pratica, che vengono tramandate per praticarlo nel modo migliore possibile? Domande semplici, fondamentali, che spesso non trovano risposta oppure non vengono poste. Ciò non va sottovalutato, soprattutto perché rende sia l’idea di come si pratica, sia consente di comprendere meglio cosa si fa, perché si fa in un modo più che in un altro, perché la modalità può cambiare per varie esigenze e salti di livello.

Il Qi Gong è un metodo che si basa sulla realtà partendo dal quotidiano, per esigenze , necessità, desiderio e volontà di migliorare: la propria salute, il proprio benessere, le abilità potenziali innate in ogni individuo, la propria curiosità, la propria solarità del vivere e sorridere, con un campo di applicazione che è l’essere umano nella sua totalità ed attività nella Vita.

L’insegnamento verte sulla semplicità e sulla progressività, adattandosi alle persone che lo praticano e alle loro capacità. Prima si impara a fare cose semplici, poi via via esse si sommano e si uniscono in altre cose più complesse, le quali diventeranno semplici aumentando il proprio livello di abilità dato dalla pratica costante. Ed infatti la costanza è ciò che paga sempre ed anche chi è più talentuoso per natura, senza una pratica costante non andrà molto lontano, non usando un vantaggio di partenza.

Semplicità, progressività e costanza fanno si che la pratica sia densa e leggera allo stesso tempo. L’intensità della pratica aumenta piano piano, non bisogna mai forzare oltre le proprie possibilità. Infatti il Qi Gong ha la caratteristica, nelle sue espressioni note con i nomi di Medico e di Mantenimento, Marziale e Meditativo, che può essere leggero ma anche estremamente impegnativo, rispettando la caratteristica di universalità della pratica.

Per queste ragioni occorre imparare da istruttori che danno bene l’idea di cosa è e come si pratica, in modo tale da essere in grado di poter poi andare da soli e se si vuole, in compagnia. La pratica, che spesso viene vista come una sorta di dovere, in realtà è un piacere che nasce dalla Volontà. Il consiglio è di praticare almeno un mese ed infatti la doppia frequenza settimanale serve anche a questo, oltre che per averne un’idea sufficiente, rendendo la frequenza ai corsi fruibile, costante e quindi…praticabile.

Riccardo Di Vito - Author

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